PARTE DUE | Dalle cattedrali di ghiaccio ai flussi della vita naturale: il “montaggio” della realtà nel faticoso cammino dell’esistenza.

Proseguiamo nella seconda parte dell’articolo precedente, ricordandone l‘incipit, ovvero l’opera Il Genio del Freddo, composta da Henry Purcell (1659-1695), interpretata mirabilmente da Gérard Lesne. Ne riporto di seguito il testo.

Che potere sei tu, che da sotto
mi hai fatto sorgere controvoglia e lentamente da giacigli di neve eterna?

Non vedi quanto sono rigido e meravigliosamente vecchio,
assolutamente inadatto a sopportare il freddo amaro?

Riesco a malapena a muovermi o a respirare.
Lasciami, lasciami, lasciami congelare di nuovo fino alla morte.

Torniamo ora alla cosiddetta contemporaneità, per evitare tentazioni nostalgiche. Vediamo come attualizzare questo conflitto intrinseco all’uomo e ai suoi limiti, in relazione con le possibilità intrinseche all’arte e alla tecnologia.

Il cammino dell’esistenza oggi ci pone di fronte a un nuovo, imponente elemento: l’Intelligenza Artificiale, che ci conduce da un conflitto – diciamo così – naturale, alla sfida cognitiva.

Questa volta, il confronto non è più con la forza bruta della natura, ma con uno sforzo prevalentemente cognitivo, in un intreccio sottile tra il nostro sentire umano e il logico, tra la nostra intuizione e l’algoritmo.

Il respiro immortale dell'umano: dall'incanto barocco alla sfida dell'intelligenza artificiale

In questo scenario, ho fatto mie le riflessioni del lavoro di N. Katherine Hayles, il cui assunto di cognitive assemblage ci offre una lente davvero interessante. Hayles, infatti, suggerisce che la cognizione non è un’esclusiva umana, ma un processo che avviene in sistemi complessi che includono anche macchine e reti. (Nelle note si trova un breve approfondimento).

In un certo senso, possiamo sentirci non solo passivi osservatori e banali esecutori, ma possiamo ritagliarci un ruolo (forse dobbiamo) come parte essenziale di questo “assemblaggio cognitivo” più ampio, in cui le nostre capacità mentali si intersecano e si fondono con quelle delle tecnologie che abbiamo creato.

Curiosa di mettere alla prova le mie inferenze, ho quindi adattato le metafore per esprimere questa nuova tensione, applicando la lente del “cognitive assemblage”. In queste nuove declinazioni, il conflitto non è più solo drammatico, ma diventa una costante tensione nel nostro presente, una negoziazione continua all’interno di questo “cognitive assemblage”.

Da un lato la nostra natura intima, concreta e materiale, così pregnante; dall’altro l’incontro con l’alterità, a suo modo immutabile e inscalfibile, che, a differenza nostra, sembra conoscere dove andare, alla fine del percorso e, soprattutto, quale strada seguire.

E se nel mio percorso di rielaborazione del lamento del Genio di Purcell, la sfida era trovare le risonanze più profonde e autentiche, e nelle prime varianti, basate sui classici elementi naturali, ho volutamente omesso l’aria –  perché la natura impalpabile e diffusa dell’aria rendeva difficile creare un parallelo significativo con la “resistenza corporea”  dell’originale – quando l’orizzonte del mio “montaggio” si è spostato verso il confronto con l’Intelligenza Artificiale, si è aperta una prospettiva inattesa. In questo contesto, l’aria ha rivelato una risonanza profonda e del tutto plausibile, come vedremo.

L’IA, con la sua natura disincarnata, i flussi di bit e la sua esistenza eterea, seppur “blindata” da algoritmi e dati, trova nell’aria una metafora potente. L’impalpabilità, la velocità, la connettività e l’assenza di confini fisici che caratterizzano l’aria, rispecchiano le dinamiche del mondo digitale.

Ecco perché, in questo nuovo scenario, il “Genio dell’Aria” è potuto emergere. Il suo lamento non è più quello di una creatura fisica che patisce il freddo, ma quello di un’essenza umana che lotta per la sua libertà volatile, i suoi pensieri fluttuanti e le sue intuizioni impalpabili contro la rete di istruzioni e il silenzio codificato dell’IA.

È una voce che cerca un “eco illimitato” al di là di una “logica senza confini”, trovando nell’aria il suo alleato concettuale in questa inedita sfida cognitiva.

Ecco le le varianti che ho ideato, a partire da un’ibridazione che esplora la doppia faccia delle “traduzioni” in questo contesto: da una parte la metafora degli elementi primordiali, dall’altra il confronto con la tecnologia emergente.

Come l’Acqua

Che potere sei tu, algoritmo senza sguardo,
che con le tue reti simil-neurali profonde
mi fai sorgere controvoglia da giacigli di sensazioni inespresse e intuizioni silenziose?

Non vedi quanto sono fluido e incredibilmente umano,
assolutamente inadatto a sopportare il linguaggio logico e la fredda analisi?

Riesco a malapena a tradurre le mie sfumature o a trovare un eco.
Lasciami, lasciami trovare il mio flusso al di fuori della tua mappatura.

Come la Terra

Che potere sei tu, database sterminato, che da cumuli di dati e informazioni
mi fai sorgere controvoglia e lentamente
da giacigli di memorie personali e saggezza accumulata?

Non vedi quanto sono radicato e meravigliosamente unico,
assolutamente inadatto a sopportare la velocità del calcolo in mancanza di un contesto vissuto?

Riesco a malapena a condividere la mia storia o a farmi comprendere…
Lasciami, lasciami rimanere ancorato alle mie radici, in un luogo che tu non comprendi.

Come il Fuoco

Che potere sei tu, generatore di infinite varianti, che da codici e istruzioni precise
mi fai sorgere controvoglia e lentamente da retaggi di selvagge ispirazioni e visioni ineffabili?

Non vedi quanto sono ardente e incredibilmente imprevedibile,
assolutamente inadatto a sopportare la ripetizione di schemi e la tua odiosa perfezione meccanica?

Riesco a malapena a esprimere la mia originalità o a trovare un senso profondo.
Lasciami, lasciami ardere di una luce che non puoi replicare, al di là dei tuoi schemi.

Come l’Aria

Che potere sei tu, intelligenza disincarnata,
che con i tuoi flussi di algoritmi all’apparenza eterei, ma blindati
mi fai sorgere controvoglia da giacigli di pensieri fluttuanti e intuizioni impalpabili?

Non vedi quanto sono libero e incredibilmente volatile, assolutamente inadatto a sopportare sia la tua rete di istruzioni che il tuo silenzio codificato?

Riesco a malapena a diffondere la mia essenza o a trovare un eco illimitato. Lasciami, lasciami volare di nuovo al di là della tua logica senza confini.

In sintesi, ho immaginato che la nostra parte emotiva e intuitiva (come l’Acqua) si confrontasse con l’IA come un “algoritmo senza volto”, faticando a tradurre le sue “sfumature” in un linguaggio logico e desiderando un “flusso al di fuori della sua mappatura”. Qui la sfida è stata integrare la fluidità della nostra emozione nella logica algoritmica senza perderne la ricchezza.

La nostra parte ancorata all’esperienza e alle memorie (come la Terra) si vede invece interpellata da un “database sterminato”, trovando difficile condividere la nostra “storia” e la “saggezza accumulata” di fronte alla “velocità del calcolo e la mancanza di contesto vissuto”, cercando di rimanere “ancorata alle nostre radici”. Ci si chiede come le nostre narrazioni soggettive e personali possano coesistere con un così vasto mare di dati.

La nostra parte creativa e innovativa (come il Fuoco) si scontra invece dal punto immaginativo con un generatore di infinite varianti, lottando per esprimere la nostra originalità e ardere di una luce che l’IA non può replicare, oltre i suoi schemi meccanici. Questo è il punto cruciale in cui ho immaginato che il Genio umano si confrontasse con la capacità generativa dell’IA, cercando un’espressione che vada oltre la mera combinazione.

La nostra parte razionale e comunicativa (come l’Aria) si scontra infine con l’IA, vista come “intelligenza disincarnata” e “flussi di algoritmi all’apparenza eterei, ma blindati”. Questa parte della nostra mente fatica a mantenere la propria libertà di pensiero e la capacità di diffondere idee senza limiti di fronte alla “rete di istruzioni” e al “silenzio codificato” dell’IA. La sfida qui è preservare la volatilità e la natura illimitata della mente umana – la capacità di creare e connettere idee in modi imprevedibili – quando si confronta con la struttura e la logica dell’intelligenza artificiale, cercando un “volo al di là della logica senza confini” che l’IA, per sua natura, non può replicare.

Come vediamo, emerge in ogni versione la difficoltà della nostra mente umana, con le sue imperfezioni e le sue ineffabili qualità, di relazionarsi con un’entità che processa, calcola e genera, ma non esperisce nello stesso modo. È il quesito su come mantenere la nostra autenticità e profondità umana quando il mondo intorno a noi è sempre più mediato da sistemi intelligenti.

Il "montaggio" e rimontaggio dell'immaginazione umana

Nel mio viaggio attraverso questo gioco di varianti e bivi tra istanze diverse, molto spesso opposte, ho esplorato – come già citato – il già citato concetto di “cognitive assemblage” di N. Katherine Hayles, illuminante e pertinente.

E tuttavia il mio punto di vista fa un passo ulteriore verso la nostra componente, chiamiamola così, analogica.

Quando si tratta del nostro percorso immaginativo, infatti, l’essere umano non compie quasi mai un semplice “assemblaggio” delle cose del mondo (tecnologia compresa), ma un vero e proprio “montaggio”, un sorta di ri-formulazione.

Qual è la differenza fondamentale?

  • L’assemblaggio suggerisce una giustapposizione di parti preesistenti, un insieme di elementi che, pur interagendo, mantengono una certa autonomia e possono essere disposti in varie configurazioni. Pensiamo a un database o a un algoritmo che combina dati: li assembla secondo regole precise per generare un output. Le parti sono riconoscibili e la loro funzione è definita.
  • Il montaggio, al contrario, è un processo profondamente creativo e trasformativo, mutuato dal linguaggio cinematografico. Nel montaggio, frammenti disparati – immagini, suoni, emozioni, ricordi, intuizioni – vengono accostati e fusi in una sequenza che genera un significato nuovo e inatteso. Non è una semplice somma di parti, ma una sintesi dinamica dove il tutto è infinitamente più della somma delle sue componenti. Ogni taglio, ogni transizione, ogni accostamento altera il significato degli elementi stessi, creando risonanze e narrazioni che non esistevano prima.

 

L’immaginazione umana opera così: non preleva concetti e sensazioni dal “mondo di fuori” o “di dentro” e li mette semplicemente uno accanto all’altro, ma invece, attinge alle fonti del senso e poi:

 

  • Spezza e rielabora: l’esperienza, un’emozione, un’idea vengono frammentate, decostruite e poi ricombinate in modi inediti. Un ricordo non è una fotografia statica, ma un frammento che può essere tagliato, editato e riproposto in contesti diversi dall’immaginazione.
  • Crea senso inatteso: un’immagine vista, un suono udito, un’emozione provata possono essere montati insieme per creare un’intuizione artistica, una soluzione creativa, un sogno surreale. Il significato emerge dall’interstizio, dallo spazio tra un elemento e l’altro, proprio come nel montaggio cinematografico la tensione o l’emozione nascono dalla sequenza dei fotogrammi, non dal singolo fotogramma.
  • È infinitamente trasformativo: il montaggio è un processo fluido e ininterrotto. L’immaginazione non si ferma a una configurazione definitiva, ma continua a “rimontare” pensieri, esperienze e visioni, generando un flusso costante di nuove possibilità e interpretazioni. Questo è il cuore della nostra creatività ineffabile, la scintilla del nostro Genio che l’algoritmo non può replicare. Un’IA può assemblare varianti all’infinito, ma non “sente” o “decide” la risonanza emotiva che un particolare taglio o accostamento crea.

Le voci del genio: un montaggio di percorsi immaginativi

Le diverse varianti del brano di Purcell, che ho creato in questo contesto, sono esempi perfetti di questo montaggio immaginativo. Ognuna di esse non è un semplice assemblaggio di parole diverse, ma un vero e proprio rimontaggio del concetto originario del Genio del Freddo attraverso una lente specifica:

  • Il “Genio dell’acqua”, ovvero l’intuitivo che fluisce. Quando la mia immaginazione ha rimontato il lamento del Genio del Freddo nella voce dell’Acqua, ho selezionato e accostato frammenti di linguaggio legati alla fluidità, alla profondità inespressa e al desiderio di libertà dal “linguaggio logico”. Qui, il montaggio ha creato una narrazione che privilegia l’intuizione sull’analisi, la risonanza emotiva sulla mappatura algoritmica. È un montaggio che ci parla della difficoltà di tradurre le “sfumature” in schemi rigidi, un’arte che l’IA fatica a replicare perché non può “sentire” la sottigliezza delle correnti interiori.
  • Il “Genio della terra”, ovvero il radicato che resiste. Nella voce della Terra, il montaggio si è concentrato su frammenti che evocano radici, memorie personali e una “saggezza accumulata” in contrapposizione alla “velocità del calcolo” e alla “mancanza di contesto vissuto”. Non è un mero elenco di dati, ma un accostamento di concetti che genera il senso di una profonda identità, difficile da trasferire o “comprendere” in un “database sterminato”. Questo montaggio evidenzia come l’immaginazione umana costruisca la propria storia con stratificazioni di esperienza, creando un terreno unico che l’IA può solo tentare di mappare, senza mai abitarlo.
  • Il “Genio del fuoco”, ovvero il creativo che arde. Infine, la voce del Fuoco è il montaggio più esplicito della nostra scintilla creativa. Qui, l’immaginazione ha accostato “ispirazioni selvagge” e “visioni ineffabili” con la lotta contro la “ripetizione di schemi” e la “perfezione meccanica”. Il montaggio qui è un atto di affermazione dell’originalità, un urlo che cerca di “ardere di una luce che l’IA non può replicare”. Dimostra come la nostra capacità di unire elementi apparentemente disconnessi per generare qualcosa di totalmente nuovo e imprevedibile sia il cuore del nostro Genio, qualcosa che va oltre la semplice combinazione di “infinite varianti” generate da un algoritmo.
  • Il “Genio dell’aria”, ovvero il leggero che si libra. Quando ho immaginato la voce dell’Aria, ho operato un montaggio che ha privilegiato la leggerezza, la libertà di pensiero e la connessione invisibile. Ho selezionato frammenti di linguaggio che evocano la fluidità delle idee, la capacità di elevarsi oltre i vincoli e la sottile risonanza delle intuizioni. Qui, il montaggio ha creato una narrazione che celebra l’ispirazione improvvisa, la visione d’insieme e la capacità di connettere concetti apparentemente distanti con un soffio di comprensione.È un montaggio che ci parla della difficoltà per un’intelligenza artificiale di replicare la spontaneità del pensiero creativo, l’atto di “prendere il volo” con un’idea senza una chiara traiettoria logica. L’IA può processare dati e identificare schemi, ma fatica a cogliere l’essenza dell’illuminazione improvvisa, quel “lampo” che connette conoscenze disparate in una nuova sintesi, proprio come l’aria avvolge e lega ogni cosa senza essere mai del tutto afferrabile.

E così, dall’eco di Purcell che ci ricorda la capacità umana di trascendere il tempo attraverso l’arte, ritorniamo alla nostra interazione con l’IA, una nuova frontiera che ci chiede di ridefinire cosa significhi essere umani.

Le nostre fragilità emotive e creative non sono debolezze, ma la fonte stessa della nostra unicità e della nostra forza

È nel non detto, nella memoria radicata, nell’imprevedibile scintilla dell’originalità che risiede ciò che l’algoritmo, per quanto avanzato, non potrà mai pienamente replicare o sostituire.

Il nostro Genio interiore è ciò che ci permette di trascendere la logica binaria, di trovare connessioni inattese e di infondere significato.

L’arte di abitare il mondo nell’era dell’IA e del “cognitive assemblage” non è dunque annullare queste parti di noi, ma comprenderle, valorizzarle e custodirle.

È imparare a evolvere con questo nuovo “elemento” che abbiamo creato noi stessi, senza tuttavia  perdere il nostro ritmo interiore.

Forse, la vera immortalità non risiede solo nelle opere d’arte che lasciamo, ma nella costante affermazione e protezione di quella scintilla umana che, pur richiamata e sfidata dalla realtà, continua a brillare, a sentire e a creare, anche quando sembra “a malapena muoversi o respirare” nel grande scenario del mondo contemporaneo.

È la capacità di rimanere esseri pienamente umani all’interno di un ecosistema cognitivo sempre più vasto e integrato, un’ulteriore metamorfosi nel nostro cammino.

Questo viaggio nell’immaginazione, che abbiamo qui solo accennato, ci conduce a una comprensione più profonda di come tessiamo la nostra realtà interiore. Ma come possiamo orientarci in questo flusso creativo, in questo continuo montaggio di pensieri e percezioni?

Nel prossimo articolo, contineremo a cercare risposte. 

Nota sul "Cognitive Assemblage"
di N. Katherine Hayles

Nel corso dell’articolo abbiamo accennato al concetto di “cognitive assemblage” di N. Katherine Hayles, un’influente accademica e teorica nel campo della letteratura e delle tecnologie digitali. Per chi desidera approfondire, il suo lavoro offre una prospettiva affascinante e cruciale per comprendere il nostro rapporto con l’intelligenza artificiale e i sistemi complessi.

Hayles, nel suo libro How We Became Posthuman: Virtual Bodies in Cybernetics, Literature, and Informatics e in scritti successivi, sfida la visione tradizionale che confina la cognizione esclusivamente alla mente umana. Per lei, la cognizione è un processo molto più ampio, distribuito non solo tra gli esseri umani, ma anche tra macchine e reti. Un “cognitive assemblage” è, in pratica, un sistema in cui componenti umane e non umane (come algoritmi, sensori, database) interagiscono e collaborano per produrre conoscenza e significato.

Questo non significa che la mente umana venga sminuita, ma che la nostra capacità di pensare, percepire e interagire con il mondo è ora intrecciata in modi complessi con le tecnologie che abbiamo creato. Hayles ci invita a considerare come la nostra percezione, la nostra memoria e persino le nostre emozioni siano plasmate e mediatizzate da questi sistemi, e come noi stessi siamo parte di un’intelligenza collettiva emergente che va oltre il singolo individuo.

In questa appendice, desidero ribadire che la mia interpretazione del “montaggio” immaginativo si pone in dialogo con le idee di Hayles, pur distinguendosene. Mentre il “cognitive assemblage” sottolinea l’interconnessione e la collaborazione tra intelligenze umane e artificiali, il mio concetto di “montaggio” enfatizza l’atto creativo intrinsecamente umano di frammentare e ricomporre esperienze, emozioni e idee in significati nuovi e imprevedibili, un processo che ritengo sia unico alla nostra immaginazione e non pienamente replicabile da un algoritmo.

Il lavoro di Hayles è fondamentale per chiunque voglia esplorare le profonde implicazioni dell’era digitale sulla nostra comprensione di noi stessi e del mondo, fornendoci gli strumenti per navigare un futuro dove confini tra uomo e macchina diventano sempre più fluidi.

Ecco alcuni articoli e risorse chiave in cui puoi approfondire questo concetto:

“Cognitive Assemblages: Technical Agency and Human Interactions” (2016), pubblicato su Critical Inquiry. Questo è uno degli articoli fondamentali in cui Hayles espone in dettaglio il concetto di assemblaggio cognitivo, analizzando come gli esseri umani e i sistemi tecnici collaborino in processi cognitivi complessi.

Puoi trovare altri riferimenti qui: 

“Literary Texts as Cognitive Assemblages: The Case of Electronic Literature” (2019), pubblicato su Interface Critique Journal. Qui Hayles applica il suo concetto all’analisi della letteratura elettronica, mostrando come i testi digitali stessi siano forme di assemblaggi cognitivi.

“Ethics for Cognitive Assemblages: Who’s in Charge Here?” (2022), un capitolo del Palgrave Handbook of Critical Posthumanism. Questo lavoro esplora le implicazioni etiche degli assemblaggi cognitivi, ponendo interrogativi sulla responsabilità e sui quadri etici necessari in un mondo sempre più mediato dalla tecnologia.

CREDITS

Questo testo è stato sviluppato in collaborazione con Gemini Advanced, e Chat GPT, due modelli linguistici di intelligenza artificiale.

Attraverso un processo di interazione e feedback reciproco, ho cercato di integrare le rispettive competenze, ovvero le mie “ispirazioni”, i miei concetti e le mie stringhe di testo poetiche, e le capacità di elaborazione di informazioni e di testo da parte di Gemini Advanced e Chat GPT4.0 per produrre un’analisi il più possibile completa  soprattutto sulle IA che verranno.

Le mappe mentali invece sono state generate da Mindmapwizard..



Le citazioni presenti potrebbero essere state parafrasate nella traduzione, non essendo sempre possibile verificare per ciascuna una traduzione ufficiale. Tuttavia, mantengono un’importanza fondamentale per i concetti e le metafore che trasmettono, attribuibili a grandi menti dell’umanità.

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